Alessio Calestani - GIU’ LA MASCHERA !

C’è molta raffinatezza nella pittura di Charlotte, c’è la raffinatezza che deriva lei dalla profondità che solo una donna può manifestare in ambito concettuale e non tanto perchè gli uomini non sappiano esercitare profonde riflessioni, il punto è un’altro... Raramente una donna si sofferma sulla grettezza di quanto sta osservando, sulla sua immediatezza, molto più frequentemente si arrovella davanti all’immagine oggetto della sua riflessione osservandola in maniera poliedrica, da molteplici punti di vista, alla ricerca di ciò che magari non esiste ma, che probabilmente, ben nascosto nelle pieghe dell’anima, trova un piccolo spazio, visibile solamente agli occhi di chi caparbiamente ha voluto cercare e... Trovare.
Così la Ritzow applica delle cerniere sulle sue tele che, dopo aver interrorago attraverso i suoi fondi compostamente realizzati attraverso campiture cromatiche ordinate nel loro disordine : gialle, nere, verdi ma, sempre, imponenti in termini visivi quasi lo sfondo fosse esso stesso protagonista nella costruzione dell’opera pittorica, come esso stesso volesse essere protagonista per distrarre il fruitore finale dalla porta che si sta aprendo attraverso quella, apre spalancando agli occhi del mondo il risultato della sua ricerca. Charlotte fa abbassare la maschera ai suoi soggetti, li costringe a toglierla ed a denudarsi rendendo pubbliche le loro emozioni, i loro tabù, i loro segreti ma, anche le loro paure. Così accade che una figura pudica ed ordinatamente abbigliata si spacchi in due a seguito dell’apertura di quella cerniera che pubblicamente apre una porta sulla sua anima e da dimostrazione dei suoi veri desideri, magari impronunciabili secondo i canoni del comune senso del pudore, e li sottopone allo sguardo impietoso del fruitore finale.

Oppure accade che un tenero bacio tra due poetici amanti si spacchi anch’esso, sempre a seguito dell’apertura di quella cerniera così volutamente invadente, per esibire la profonda solitudine che ci accompagna sin dalla nostra nascita per abbandonarci solamente quando ce ne andiamo.

Charlotte non è il prototipo di artista innamorato della propria pittura perennemente in contemplazione dei propri esercizi di stile, è piuttosto una istigatrice, che per certi versi mi ricorda con le sue tele qull’impeto concettuale che era proprio di alcuni artisti romani, belli e maledetti, i quali, attraverso la loro pittura volevano andare contro. Sa dare una emozione intensa al fruitore finale, una emozione forte che lo scuote riportandolo alla realtà delle cose, inducendolo a calare quella maschera che, probabilmente, anche lui indossa ed è forse per questo è così emozionante osservare i suoi lavori, è forse per questo che a volte sono inquietanti, è forse per questo che sono così... Contemporanei.

Alessio Calestani